Creatività ai tempi del Covid: “Tutto d’un fiato”

La creatività non è solo un talento individuale, ma una competenza allenabile. Nelle organizzazioni, tradizione e innovazione convivono, e le relazioni tra le persone diventano fondamentali per far emergere idee nuove, sperimentare soluzioni e creare un ambiente dove la creatività possa davvero prosperare.

Barbara Mitelli

3/3/20224 min read

Un coach dedica una parte costante del proprio tempo allo studio e alla lettura di tutto ciò che ritiene utile per conoscere il potenziale umano. Un aspetto che trovo affascinante a tal proposito è la lettura di biografie, un modo interessante per rileggere con le lenti del coaching umanistico le potenzialità, i valori, i paradigmi, gli allenamenti di persone, vite vere, inserite in diversi contesti storici e culturali, persone che attraverso le loro opere hanno lasciato un segno nel mondo.

Mi sono ritrovata così una domenica pomeriggio in “zona rossa” a leggere questo libro: “Tutto d’un fiato”. Conoscevo già i fatti, ma ero curiosa di approfondire la storia e sapere qualcosa di più delle persone coinvolte. Niente di più contemporaneo, si riferisce proprio alla primavera 2020. Questa storia incarna un ottimo esempio del concetto di creatività (seppur in un’alchimia con altre potenzialità tra cui sicuramente l’audacia, l’umiltà e la speranza) secondo l’approccio del coaching umanistico.

“Tutto d’un fiato”, per chi non lo conoscesse, è la storia vera di Cristian Fracassi, ingegnere bresciano che durante il primo lockdown, in uno dei territori più colpiti in quel periodo dal Covid-19, realizzò la valvola per far funzionare i respiratori di un ospedale bresciano e che successivamente introdusse negli ospedali le famose maschere Decathlon trasformate in respiratori, salvando così la vita a molte persone. L’evento ha avuto grande risonanza fra i media. Per fortuna qualche volta vengono diffuse anche informazioni positive.

Vi racconto perché mi sembra un ottimo esempio di creatività.

Partiamo dalla definizione: “La creatività è la facoltà umana di produrre nuove idee per migliorare la vita” (rif. L. Stanchieri). In primis, questo episodio evidenzia come la creatività la vita non solo l’abbia migliorata, ma l’abbia addirittura salvata a molte persone. Possiamo definire creativa la scoperta della bomba atomica? A questo punto direi proprio di no. C’è una differenza abissale, con tutto rispetto per le menti eccelse degli “scienziati” delle varie discipline, tra chi si ingegna per produrre qualcosa di nuovo al servizio dell’acquisizione di un potere di morte e chi mette il suo ingegno al servizio dell’amore per la vita.

Cristian Fracassi è stato mosso da una motivazione di forte amore per la vita, è stato mosso dalla voglia di essere utile a qualcuno che stava male, a qualcuno che gli ha chiesto aiuto. Questo dal racconto traspare in modo evidente. La creatività quindi come potenzialità è un valore che non può essere disgiunta dal concetto di bene. Questa è una sottolineatura importante perché le potenzialità umane hanno come loro caratteristica fondante quella di essere connesse non a una visione performativa, ma ad un approccio etico, “eudaimonico” per dirla nei termini della filosofia greca. La sfida certamente vinta in questo caso è quella che la potenzialità attraverso l’allenamento si trasformi in competenza, potere o in talento, come in questo caso, dando vita a un prodotto d’eccellenza (quindi un risultato che è anche fortemente performante).

Il secondo aspetto che possiamo trarre dal racconto di questa vicenda è collegato alla teoria dell’allenamento, che è forse data per scontata in questo libro, ma si respira tra le righe. Tutte le persone che sono intervenute in questo processo di innovazione in tempi serratissimi narrato nel testo avevano allenato precedentemente le loro competenze in modo talentuoso. Gli allenamenti si deducono da come si sono approcciati ai problemi, da come hanno messo in campo pensieri e lo si vede in ognuno di loro: a partire da Cristian, ai suoi collaboratori Lorenzo, Marco, Alessandro e Davide che vivono allenandosi nel mondo delle invenzioni, giorno dopo giorno attraverso la loro opera professionale; a Federico Vincenzi che ha creato una “protezione” competente attraverso la sua preparazione legale specializzata in brevetti e complessità burocratiche; al dott. Favero, medico di vecchia leva, ossia quella che a detta sua possedeva il binomio speciale del coraggio-fantasia, Favero attraverso la sua grande competenza e passione ha partorito l’idea del respiratore fai-da-te e l’ha affidata al team di Fracassi per la sua realizzazione.

Questa è la storia di allenamenti di persone diverse, in campi in parte differenti, vissuti nella vita quotidiana che a un certo punto si riuniscono dentro questo progetto per dar adito a prodotti al servizio della salute della comunità. Gli allenamenti che ne emergono non sono solo quelli di grandi esperti in campi tecnici, ma sono anche allenamenti relazionali. A partire dalla moglie di Cristian, Carlotta, che ha allenato la sua competenza ad amare, ai colleghi di Cristian che hanno risposto immediatamente alla sua richiesta. I fatti descritti fotografano competenze relazionali basate su paradigmi di fiducia, leadership positiva, collaborazione e speranza.

Proprio in relazione a quest’ultimo aspetto, “Tutto d’un fiato” si presta a descrivere un terzo aspetto essenziale della creatività: la sua caratteristica relazionale. Questa è la testimonianza di una creatività frutto della brillante e umile capacità di Fracassi, ma è soprattutto la narrazione di un processo relazionale basato sulla fiducia che moltiplica la creatività dei singoli. Tutto il libro narra di relazioni autentiche di scambio, confronto, disponibilità a collaborare, richiesta di aiuto nella consapevolezza che da soli il processo creativo non avrebbe portato da nessuna parte. Ne emerge un quadro dove in parte le persone raccolgono il frutto di relazioni allenate negli anni, relazioni che si intrecciano con altre nuove e dove le persone si scambiano competenze, saperi e idee. Relazioni tra Cristian e i suoi collaboratori, relazioni con altri alleati esterni tra cui Temporelli, Decathlon, i medici, etc. Sembra delinearsi il dipinto di una costellazione che connette persone fra di loro per un unico scopo.

Sì, perché la creatività umanistica “nasce e si sviluppa, trova terreni fecondi in ambienti sociali e culturali che favoriscono il supporto, la cooperazione, l’apertura…” (vd. La creatività in Scopri le tue potenzialità di Luca Stanchieri). Lo stesso testo prende avvio da un escamotage narrativo che è quello di una relazione d’amore, quella tra Federico Vincenzi e il figlio Tommaso interessato alle vicende di eroi e a cui il padre risponde raccontando la storia di Cristian e spiegando che esistono eroi senza spade, ma con cuore e cervello.

Buona lettura e buon allenamento alla creatività umanistica!

“Le buone idee volano da sole, nel senso che sono capaci di coagulare menti ed energie necessarie per salire in alto, andare lontano. Per difendere e onorare il valore della vita”.

cit. Tutto d’un fiato

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