Ti sento vicino anche se sei lontano
In tempi incerti e complessi, la paura può diventare solidale e l’amore per la vita guida le nostre scelte. Scopri come sentimenti, solidarietà e responsabilità personale possono creare una nuova umanità possibile, anche quando siamo lontani.
Marina Alini
3/16/20203 min read


Viviamo in un tempo mutevole e complesso. Il contesto in cui si svolgono le nostre vite vede la contemporanea presenza di numerose parti che interagiscono fra loro, per cui il funzionamento della realtà dipende dalla quantità di questi elementi, dalle loro caratteristiche e dalle diverse relazioni che si creano tra di loro. Sentiamo che la natura, i ritmi e l’ampiezza di ciò che cambia intorno a noi non sono più prevedibili; ce ne accorgiamo perché non riusciamo a ricondurre ciò che cambia a riferimenti conosciuti e affidabili che ci indichino risposte sensate.
Poi accadono eventi che trasformano ulteriormente la complessità – è quanto sta accadendo alla vita di ognuno di noi in questo periodo – e ci sfuggono i contorni: non riusciamo a mettere in sequenza flussi di pensieri organici; cerchiamo certezze e troviamo dubbi; ci appelliamo alle fonti d’informazione, ma ognuna propone una sua lettura e ci coglie il dubbio che non sia affidabile; cerchiamo chiarezza e troviamo ambiguità. La confusione interna si somma a quella esterna, percepiamo il caos e questo provoca una sensazione di paura generalizzata che genera un’ansia difficile da placare.
La paura dilaga quando c’è insicurezza; a livello personale si trasforma in angoscia quando sentiamo in pericolo il bene più prezioso: la vita. Nel tempo della pandemia, la paura assume una configurazione inaspettata: è una paura solidale. Avviene una particolare alchimia. La paura nasce e viene accudita dal sentimento, che la valorizza ma non la teme, la ascolta ma non ne ammette l’arroganza, la accoglie ma sa tacitarla quando è il tempo del pensare e del creare. Il sentimento è quello di amore per la vita. Amiamo la nostra vita e quella altrui: la paura ci permette la difesa, ma l’amore ci permette di continuare a viverla.
Ci accorgiamo di un’interdipendenza a cui non siamo preparati: il mio stato di salute può influenzare in modo esponenziale la salute altrui; e questo non vale solo per gli aspetti negativi, ma anche per quelli positivi. Un inedito senso di appartenenza all’intera specie umana si accenna. La risposta che possiamo dare a questa scoperta non è scontata: possiamo considerare l’altro un nemico da cui fuggire, oppure coltivare un sentimento di solidarietà che attivi la nostra natura sociale e la nobiliti.
Il pericolo esterno, invisibile e quindi ovunque, ci ha imposto di prendere in considerazione comportamenti di difesa. Nella prima fase abbiamo fatto tutti un po’ spallucce, complice una comunicazione confusa e contraddittoria; la leadership politica non ci è parsa affidabile, ed ognuno di noi si è accomodato come ha voluto.
Siamo diventati tutti più lucidi quando il messaggio ha fatto appello al nostro senso di responsabilità civile, quando abbiamo sentito che ciascuno di noi poteva fare la differenza nell’evoluzione della situazione. Attraverso lo slogan #iorestoacasa abbiamo capito che i nostri comportamenti possono salvaguardare la nostra vita insieme a quella degli altri: la cura di noi stessi e la cura degli altri si intrecciano attraverso scelte di solidarietà, rese possibili dal crescere di un sentimento d’identificazione con l’umanità.
Sarà l’occasione per far fiorire e consolidare buone pratiche di un nuovo Umanesimo? Dipende dalle scelte che faremo, dal sentimento che sceglieremo di alimentare.
Per il coaching umanistico, il ruolo dei sentimenti è fondamentale: l’affermarsi di sentimenti positivi nei nostri clienti preannuncia e accompagna l’espressione delle loro potenzialità personali. I sentimenti ci permettono di scegliere, rappresentano un costrutto complesso che contiene significati e valori morali; è attraverso di essi che costruiamo le nostre idee sulla vita e sul mondo, per poi prendere decisioni e agire.
Ora accade che il sentimento primario che ci fa amare la vita si stia trasformando proprio perché percepiamo la vita umana minacciata da un pericolo indefinito e altamente minaccioso. L’amore ne esce rafforzato se governa la paura. Amare la mia vita si intreccia con amare contemporaneamente e con la stessa forza la vita degli altri. Non c’è gerarchia: è la vita umana che sentiamo messa in pericolo e che scegliamo di difendere. L’aspetto inedito è la forza corale di questo sentimento.
Operata la scelta di fondo – difendere la vita – la decisione è conseguente, chiara e risoluta ed è per tutti: #iorestoacasa. Gli esseri umani inventano modi nuovi per superare i confini e far sapere agli altri che non sono soli.
Nelle situazioni d’emergenza, grazie all’amore per la vita, può emergere una nuova umanità possibile, e la centralità non sono tanto le persone quanto le loro relazioni benefiche. Ci ritroviamo separati fisicamente dalla maggior parte delle persone che solitamente vivono attorno a noi, ma ci pensiamo insieme e lo comunichiamo attraverso un’esplosione di forme creative, tutte un inno alla vita, alla solidarietà e all’amor di patria.
I sentimenti di amore per la vita e di solidarietà umana possono essere elevati, devono realizzare riflessioni, approfondimenti, categorie di pensiero, nuovi paradigmi che vanno messi al centro della coscienza collettiva: solo così si potrà produrre un cambiamento culturale. In caso contrario, tutto ciò che sta accadendo rischia di disperdersi.
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